Bulgur vegani con verdure salate e crema di peperoni

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La ricetta vegana che ti presentiamo vede come protagonista un ingrediente particolare, il bulgur, che è un alimento turco molto versatile ed esteticamente simile couscous. Esso è costituito da frumento integrale e grano duro germogliato che, a seguito di un particolare processo di lavorazione, diviene granuloso. Dal gusto dunque decisamente orientale, è particolarmente adatto per chi segue una dieta vegana, come quella proposta dalle ricette di nutrizionesuperiore.it, ed è la base della seguente ricetta, molto facile e sbrigativa da preparare, ci vorranno infatti all’incirca 15 minuti. Il costo è basso così come l’apporto calorico: una porzione media di un piatto di bulgur con verdure salate e crema di peperoni, quindi siamo sui 300-400g, contiene 240-310kcal.

Come preparare il bulgur vegano

Il bulgur allora si cucinerà più o meno come il couscous. Qui proponiamo la preparazione di un sugo di zucchine e melanzane che servirà per insaporirlo, mentre i peperoni verranno frullati per ottenere una crema sulla quale verrà adagiato il bulgur.

Ingredienti per 2 persone:

–              150 g di bulgur

–              300 ml di acqua

–              200 g di zucchine

–              200 g di melanzane

–              200 g di peperoni

–              2 cucchiai (20 ml) di olio extravergine d’oliva

–              1 cucchiaino di paprica dolce

–              1 pizzico di sale

–              q.b. di pepe

Premunisciti di una pentola dotata di coperchio, di padelle in pietra di diverse dimensioni, di un Mixer ad immersione e relativo contenitore, di un piatto da portata, di un coltello, di un tagliere, di mestoli e cucchiai, e infine di un coppapasta per servire il piatto.

Preparazione

Riempi di acqua una casseruola di piccole dimensioni e porta ad ebollizione, salando e versarvi tutto il bulgur appena spento il fuoco. Mescola energicamente e chiudi la pentola con il coperchio, quindi lascia riposare il bulgur per 10 minuti, senza mescolare né andare a sollevare il coperchio poiché il bulgur dovrà assorbire tutta l’acqua e gonfiarsi.

Mentre lasci che il bulgur si cucini, inizia a lavare gli altri ingredienti vegani, ovvero le zucchine e le melanzane, rimuovendo le estremità e tagliando tutte le verdure in piccoli cubetti, compreso il peperone, ricordandoti di eliminare semi e filamenti.

Intanto metti sul fuoco due padelle per farle arroventare. In una molto capiente versa le zucchine e le melanzane, nell’altra i peperoni, e aggiungi un goccio d’olio ed un pizzico di sale in entrambe le padelle. Fai cuocere per una decina di minuti a fuoco vivace.

In realtà puoi cuocere i peperoni insieme alle altre verdure per fare prima. Sappi però che così facendo i peperoni non serviranno per la realizzazione della crema ma faranno parte del condimento stesso.

Comunque, una volta che i peperoni si saranno perfettamente rosolati, diminuisci la fiamma e falli appassire per altri 5 minuti. In seguito passarli nel mixer ad immersione e frullarli fino ad ottenere una crema.

Nel frattempo il bulgur avrà assorbito tutta l’acqua, quindi potrai sgranarlo con l’aiuto di un cucchiaio, o di una forchetta se preferisci, ed aggiungerlo alle verdure saltate, insaporendo con della paprika dolce.

Versa ora la crema ai peperoni in un piatto da portata, adagia un coppapasta al centro della crema e riempilo con il bulgur che livellerai delicatamente con un cucchiaio, così da fargli assumere la forma dello stampo stesso. Poi togli il coppapasta e servi decorando con la crema ai peperoni e con le verdure, spolverizzando con altra paprika dolce.

Ricorda che il bulgur puoi abbinarlo, proprio come il couscous, anche a pollo, vitello e addirittura pesce, ma ovviamente solo se non sei vegano. Per il resto, rimane comunque un piatto leggero e deliziosissimo! Da provare assolutamente!

 

Attenzione in auto. Un consiglio che vale sempre e che rappresenta un principio inderogabile a cui fare riferimento ma che è reso ancora più importante dalle nuove norme del Codice della Strada. Con le novità introdotte, infatti, anche un colpo di frusta rischia di tradursi nel ritiro della patente.

Cosa cambia con il nuovo Codice della Strada

Pene più severe per chi viola il Codice della Strada. Giusto ma fino al punto di sfiorare il paradosso? È quanto potrebbe accadere facendo riferimento al ritiro della patente per 5 anni previsto in caso di lesioni personali stradali gravi. Cosa si intende per lesioni gravi? Il problema, in realtà, è tutto qui. La legge nota come Legge sull’omicidio stradale, la n. 41 del 23 aprile 2016 e l’articolo 222 del Codice della strada, fanno riferimento a “lesioni personali gravi”, elementi che possono essere qualificati tali in caso di «una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni». Spesso, in questi casi, non del tutto infrequenti, questa situazione è diagnosticata senza essere necessariamente supportata da qualsiasi oggettività medica idonea a connotare lo stato fisico della vittima. È il dolore o il fastidio a giustificare la diagnosi, un elemento difficile da provare in maniera oggettiva. È il caso, ad esempio del colpo di frusta. In questi casi, difficili da provare e in cui il medico è tenuto a riscontrare ciò che viene riferito dal paziente, è facile superare il limite dei 40 giorni di immobilità. Il tutto in assenza di un dato obiettivabile dal punto di vista medico e diagnostico. Ecco quindi che siamo in presenza di una lesione grave, di una soglia temporale superiore ai 40 giorni e della necessità di far scattare il ritiro della patente per l’automobilista che ha causato il tamponamento.

Cos’è il colpo di frusta

Il colpo di frusta, come riporta con precisione il portale dedicato all’incontro del mondo dello sport con quello della disabilità AbilityChannel, è un evento traumatico la cui definizione corretta è “distorsione del rachide cervicale”. Si manifesta, nella quasi totalità dei casi, dopo un improvviso e inaspettato movimento della testa che va a superare i limiti fisiologici dell’escursione articolare. Tra le motivazioni più diffuse che generano questo fenomeno c’è proprio il tamponamento automobilistico. Anche gli sportivi sono soggetti particolarmente sposti a questo fenomeno.

Non esiste un solo colpo di frusta

Sarebbe errato pensare che tutti i soggetti affetti da colpo di frusta presentino gli stessi sintomi e le stesse manifestazioni. Esistono, infatti, cinque diverse classificazioni di colpo di frusta con proprie caratteristiche. La tavola più diffusa e nota che racchiude questi sintomi è quella elaborata nel 1995 e nota, in letteratura scientifica, come tavola delle classificazioni elaborata dalla Quebec Task Force. Esistono cinque diversi gradi di gravità del colpo di frusta e possono essere così riassunti: nessun disturbo al collo e nemmeno segni fisici; nessuna presenza di segni fisici, ma presenza di dolore e rigidità o iperestesia del collo; presenza di disturbi al collo e segni a livello muscolo scheletrico; presenza di disturbi al collo e segni di tipo neurologico; disturbi al collo con frattura o lussazione.

Cosa fare in caso di sospetto colpo di frusta

Dopo aver subito un trauma a livello del collo, perché tamponati o per altre ragioni, sarebbe consigliabile recarsi in ospedale per un controllo. Molti sintomi, infatti, possono emergere in una fase successiva all’urto vero e proprio. Dopo il pronto soccorso, in caso del persistere di fastidi e dei dolori, si potrebbe consultare uno specialista capace di valutare con oggettività, nei limiti della materia, la gravità del trauma subito e di prescrivere l’adeguata terapia. Il riposo è fondamentale per avviare una adeguata terapia. Per guardire è fondamentale limitare i movimenti del collo e della testa. In molti casi, infatti, il collare è tra le prime cose prescritte dal medico

Quando si parla di piedi, molte sono le patologie che possono essere tirate in ballo. Tra queste, tuttavia, quella delle unghie incarnite è tra le più diffuse. Vediamo, quindi, cosa provoca la nascita di un’unghia incarnita e, soprattutto, quali sono i rimedi.

Onicocriptosi: cosa sono le unghie incarnite?

La prima cosa che si deve sapere quando si affronta questo argomento è che il nome scientifico di suddetta patologia  è onicocriptosi. In cosa consiste? Nella crescita dell’unghia al di fuori di quella che è la sua naturale sede, al punto tale da permettere alla stessa di penetrare nella pelle.

Come ci spiega l’articolo di Donnafemminile.it, Le cause dell’unghia incarnita sono davvero tante e conoscerle può aiutare a combattere l’onicocriptosi.

La prima cosa che può portare questo tipo di patologia è la calzatura sbagliata, ma anche un taglio arrotondato dell’unghia. In molti casi, però, a portare alla comparsa dell’unghia incarnita ci sono fattori genetici che, quindi, possono solo essere tenuti sotto controllo.

Qualunque sia la causa, tuttavia, è importante riuscire a capire i sintomi dell’unghia incarnita, in modo tale da riuscire anche a prendere in mano la situazione. Si comincia, di solito, con un forte dolore, connesso con un progressivo gonfiore della falange del piede. A questi sintomi si aggiungono, con il passare del tempo, sanguinamento, pus, e il tutto può favorire la colonizzazione batterica. Questo significa che si devono prendere delle precauzioni e si deve agire in maniera tempestiva, in modo tale da riuscire ad arginare immediatamente la situazione ed evitare conseguenze poco piacevoli. E’ utile sapere, infatti, che se l’onicocriptosi non viene curata, si può finanche perdere l’unghia o necessitare della rimozione di una parte del dito interessato.

Come evitare l’unghia incarnita

Trattandosi di una patologia molto fastidiosa, risulta utile capire quali sono le cose che possono in qualche modo evitare la formazione dell’unghia incarnita.

Il primo consiglio è quello di curare l’igiene: la scarsa igiene, infatti, può essere una delle cause della proliferazione batterica e, pertanto, è da tenere sempre sotto controllo la situazione, andando a lavare i piedi molto spesso e indossando anche delle scarpe che permettono la traspirazione.

Il secondo consiglio, quindi, è strettamente correlato al primo: si devono evitare i tessuti sintetici per calze e calzini, perché anche quelli costringono il piede e non lo lasciano respirare. Un piede sudato sarà molto più esposto a rischi batterici.

E’ altresì importante andare a scegliere le scarpe giuste, evitando misure troppo piccole. Infine, è anche indispensabile fare attenzione al taglio delle unghie: come detto, no alla forma troppo arrotondata, che favorisce la crescita nella carne e, invece, sì a quello più squadrato, che permette all’unghia di crescere nel migliore dei modi.

Cosa fare per rimediare?

Quali sono i rimedi per l’unghia incarnita? Sebbene nei casi più gravi si debba necessariamente richiedere parere medico, si consiglia comunque di cominciare a rimediare con qualcosa di naturale, che aiuta anche a prevenire a dire il vero. Un esempio di quello che stiamo dicendo è dato dai pediluvi, che sono molto utili anche per garantire la massima igiene possibile.

Si consiglia, quindi, di effettuare pediluvi di sale e bicarbonato in maniera abbastanza frequente e questo per evitare che l’unghia si incarni. La combinazione di sale e bicarbonato, infatti, ha una proprietà molto emolliente e, pertanto, aiuta a evitare problemi.

Anche la malva aiuta molto, specialmente a sfiammare e a togliere infezioni e arrossamenti, così come è molto utile anche il tea tree oil, che può essere utilizzato diluito nell’acqua: si tratta di un potente anti batterico, molto utilizzato non solo per l’unghia incarnita.

Calvizie: come curarla

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È il principale nemico di tantissimi uomini e molte donne. In Italia e in Europa il suo numero è in crescita costante e i dubbi sulla validità delle cure continuano ad aumentare. È la calvizie, la perdita di capelli che assume nomi diversi a seconda delle cause scatenanti e forme diversi a seconda che si manifesti su un uomo o su una donna ma che rappresenta, in tutti i casi, un vero e proprio problema sociale.

Calvizie facciamo il punto sull’argomento

I numeri italiani dicono che nel nostro Paese circa 18 milioni di uomini e 4 milioni di donne sono alle prese con problemi di caduta e diradamento dei capelli. Le cause possono essere più o meno legate a sesso, una caduta dovuta a menopausa o allattamento sarà prettamente femminile e si manifesterà con un generale sfoltimento della chioma. Tipica degli uomini, invece, è la caduta che interessa le tempie e l’attaccatura dei capelli alla fronte. Esistono diverse tipologie di calvizie, la più diffusa è quella che viene comunemente definita alopecia androgenetica, legata sì ad ormoni maschili ma  capace di colpire anche la popolazione femminile. Esistono poi forme diverse, come la calvizie a schema o l’alopecia areata o l’alopecia androcronogenetica. Senza dimenticare l’alopecia seborroica, tutti termini che indicano nel complesso la calvizie comune ma che presentano tra loro anche minimi differenze.

È possibile arrestare la caduta de capelli?

La cura per la calvizie passa, secondo gli esperti Hair Clinic, centro medico specializzato proprio nella cura dell’alopecia e delle diverse forme di calvizie, per la diagnosi e per la biostimolazione del follicolo attraverso il ricorso alle cellule staminali. Questa moderna metodologia, che prende il nome di Protocollo avanzato e che si fonda sui principi della medicina rigenerativa, consente di riportare alla normalità la funzionalità dei follicoli che, sottoposti alla pressione dell’avanzare dell’alopecia, l’hanno vista ridursi tendendo a rimpicciolirsi. Da questa riduzione è stata generata la caduta dei capelli, infatti è stato alterato il normale ciclo di vita del capello e ostacolata la nascita dei nuovi capelli in sostituzione di quelli ormai miniaturizzati.

Qual è la differenza con l’autotrapianto?

Questa strada, fondamentale anche per massimizzare i risultati del trapianto di capelli, che di per sé mostra numerosi limiti, parte da un presupposto molto diverso rispetto a quello che è alla base dell’intervento chirurgico: indagare la cause del problema. Il trapianto di capelli, infatti, non fa che rispondere all’esigenza di coprire l’inestetismo causato dalla caduta dei capelli. La biostimolazione, al contrario, parte dalla comprensione, attraverso un’attenta diagnosi, del problema che ha generato la caduta. Solo così, infatti, sarà possibile fornire una risposta personalizzata a clienti molto diversi tra loro e con esigenze diverse. A monte di una qualsiasi terapia di successo, infatti, c’è sempre una corretta e attenta diagnosi. Un incontro con un dermatologo o uno specialista è fondamentale per intraprendere la strdaa più adeguata alle proprie problematiche.

La terapia farmacologica è utile?

Una strada alternativa è quella rappresentata dalla terapia farmacologica. Anche questa, però, presenta limiti importanti che mal si coniugano con una risposta definitiva la problema. Utile sarebbe fare ricorso a una terapia mista basata sul ricorso a prodotti e principi attivi capaci di agire in maniera differente sulle cause della calvizie. Prima di tutto è opportuno fare ricorso a farmaci capaci di inibire la 5-alfa riduttasi ed evitare la formazione eccessiva di Diidrotestosterone (DHT). Due possono essere gli inibitori di questo enzima: di tipo steroideo e non steroideo. Importante è anche inibire il legame tra DHT e i recettori facendo ricorso a farmaci antiandrogeni, e prolungare la fase anagen intervenendo sulle proteine anomale con “fattori di crescita” per stimolare, allungare e attivare la fase di crescita del capello.

Rimedi naturali durante la gravidanza

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La gravidanza è sicuramente l’esperienza più bella ed emozionante che una donna può vivere, ma allo stesso tempo porta dei disturbi che rendono i 9 mesi un piccolo calvario, almeno per il corpo. Vi proponiamo quindi una serie di consigli e rimedi naturali durante la gravidanza per chi è in procinto di diventare mamma.

La stitichezza è una delle problematiche che si possono verificare durante la gravidanza. Per risolvere questo problema è consigliabile innanzitutto fare un po’ di esercizio fisico, come delle passeggiate o delle nuotate in palestra. Bisogna poi bere molti liquidi, particolarmente indicati succhi di prugna, frutta e verdura. Una dieta sana ed equilibrata può essere molto utile anche contro i bruciori di stomaco, è quindi opportuno fare pasti più piccoli ma frequenti, prendere yogurt o latte alimentare, evitare cibi grassi e piccanti e prendere la mattina o anche durante il giorno un bicchiere di latte caldo con un cucchiaio di miele. Dopo aver mangiato è meglio restare in posizione verticale per circa un’ora, poiché la posizione supina può aggravare il bruciore di stomaco.

La nausea è un’altra delle conseguenze più comuni della gravidanza. Per contrastare la nausea efficacemente bisogna eseguire esercizi di respirazione e di rilassamento. Prima di andare a dormire è consigliabile un piccolo spuntino proteico, in modo da abbassare il livello di zucchero nel sangue la mattina. Assolutamente vietato alzarsi di colpo dal letto, meglio mangiare qualcosa prima. Rimedi altrettanto utili sono tè o tisane allo zenzero e l’aromaterapia (uso e massaggi di oli essenziali).

Altro sintomo ricorrente della gravidanza è il mal di schiena. Bisogna fare molta attenzione ad avere una postura corretta e non si devono fare sforzi eccessivi. La palestra e la piscina possono aiutare ad eseguire degli esercizi molto utili per la corretta posizione della schiena. E’ consigliabile dormire con cuscini che sostengono le gambe e la schiena, ed è opportuno durante i 9 mesi di gravidanza evitare tacchi troppo alti. Una doccia o un buon bagno caldo possono avere degli effetti benefici per la schiena, così come recarsi presso un buon massaggiatore può aiutare notevolmente a sciogliere i muscoli contratti e ad evitare crampi alle gambe.

Per evitare la tosse ed il raffreddore nel corso della gravidanza bisogna seguire una dieta con alimenti contenenti zinco e vitamina C per rafforzare le proprie difese immunitarie. Per contrastare efficacemente le infezioni sono indicati aglio e cipolla, purtroppo non si può dire la stessa cosa per l’alito… Per rendere l’aria più salubre è anche consigliabile utilizzare un deumidificatore negli ambienti più vissuti, in modo particolare nella camera da letto. Gli esperti consigliano anche di fare inalazioni a base di eucalipto, lavanda o limone. Infine, per evitare svenimenti e vertigini, è meglio dormire su un fianco, non stare ferme per troppo tempo ed evitare luoghi eccessivamente caldi.

In questo 2016 il must per l’arredamento è cercare di rispettare l’ambiente, utilizzando dei complementi d’arredo ecologici. Non si tratta solo di una scelta ambientalista, dopotutto è una vera e propria scelta di stile, considerando l’incredibile varietà nell’offerta dei complementi d’arredo ecologici, di cui alcuni sono ormai dei veri e propri pezzi d’arte.

L’importante è saper scegliere i giusti complementi d’arredo tra la grande quantità di offerta disponibile.
Andiamo a scoprire insieme alcuni dei migliori complementi d’arredo ecologici che potrete trovare in rete.

I migliori complementi d’arredo ecologici

Arredamento ecologico vuol dire fare bene all’ambiente, fare una scelta consapevole che migliorerà il futuro dei nostri figli. Non va assolutamente utilizzato un materiale come l’alluminio, che non è riciclabile: perciò se vedete che tra i materiali utilizzati per il mobile o il complemento d’arredo è in alluminio, evitate di acquistarlo se volete fare il bene dell’ambiente che ci circonda.

Il cartone: uno dei migliori complementi d’arredo ecologici

Tra i migliori materiali che potete trovare per i complementi d’arredo di questo tipo, c’è sicuramente il cartone, come quelli proposti da Nardi, un produttore tutto italiano, vero orgoglio dell’ecologia Made in Italy.

Il cartone è un materiale usato da tempi antichi, ma solo di recente si sta riscoprendo il suo utilizzo anche nell’ambito dell’arredamento. Nonostante quanto si possa credere, il cartone usato in questo ambito garantisce delle elevate prestazioni in termini di sicurezza e resistenza. Il cartone, inoltre, elimina tutti i rischi relativi alle sostanze nocive e cancerogene che si possono respirare con i mobili normali e trattati con agenti chimici. L’arredamento e i complementi d’arredo prodotti in cartone sono ottimi sia per l’area consumer, ovvero dedicata alla casa, sia per l’area business, ovvero per i mobili da ufficio.

Il legno: il più utilizzato per i mobili, ma occhio a come viene prodotto!

Non solo cartone, però, i materiali adatti ad un arredamento eco friendy sono molteplici. Il legno è un altro materiale amico della natura. Ad esempio, Woodly produce mobili e complementi a impatto zero, soprattutto per la camera dei bambini.

E’ fondamentale quando si acquistano mobili in questo materiale, scegliere solo il legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile, in modo che non si proceda ad una deforestazione ingiustificata e ingiustificabile come quella che stiamo realizzando in questo periodo e che abbiamo realizzato in passato, provocando tutte le conseguenze che tutti noi conosciamo. Ad esempio, il multistrato di Betulla finlandese prodotto dalla Koskisen è ottimo sotto il profilo della sostenibilità.

Come dicevo prima, ci sono delle sostanze per trattare i materiali, in particolare per trattare il legno, che spesso sono nocive, finanche cancerogene. Per questo motivo, occhio a guardare i materiali utilizzati per il trattamento e che non siano materiali chimici, ma che siano sostituiti da colle e vernici ecologiche ad acqua, da cera d’api e da cera vegetale.

L’essere eco friendly dei materiali in legno è basato soprattutto sull’assunto che sono fatti per durare in eterno. Quando si acquista un mobile di legno realizzato in maniera pregevole lo si fa per avere un mobile destinato ad avere una lunghissima durata, invecchiando e acquistando valore col tempo. In questo modo non c’è nessun ulteriore spreco di materiali.

La plastica riciclata: il materiale ideale per i complementi d’arredo

Per i complementi d’arredo e alcune tipologie di mobili, uno dei materiali più utilizzati se si vuole rimanere nell’ambito dello “eco friendly” è la plastica riciclata, come accade nell’ambito dell’illuminazione dell’arredo contemporaneo di Re +.  Scegliere questo materiale ben si addice ad abitazioni arredate in stile moderno. Si tratta di prodotti colorati, facili da spostare, leggeri, pratici e adatti ai giovani che sicuramente ne apprezzeranno le geometrie e le fantasie.

Il bamboo: il materiale ideale per l’arredamento etnico

Chi ama l’arredamento etnico e vuole essere comunque sostenibile per la nostra Terra, può scegliere dei mobili e l’arredamento etnico in bamboo. Questa pianta è una tra le più sostenibili per vari motivi. In primis è una delle piante dalla crescita più rapida: può crescere fino a 60 cm al giorno, e una volta tagliato può ricrescere immediatamente. Inoltre, può crescere e svilupparsi praticamente in tutti i climi, non richiede dell’utilizzo di antiparassitari o di concimazione.

A livello di utilizzo come mobili, è un materiale leggero e flessibile, ma ha una parte esterna finanche più dura della quercia.

Ecologia ma non solo

Non solo l’ecologia fa bene all’ambiente, non bisogna solo guardare alla sostenibilità ambientale dei mobili e dei complementi d’arredo. Fondamentale è scegliere dei prodotti che siano etici. I prodotti che si va ad acquistare devono garantire la dignità di chi li produce, sia sotto il profilo delle condizioni di lavoro in cui vengono realizzati, ma anche sotto il profilo retributivo.

La vastità di scelta dei complementi d’arredo ecologici

Come avrete capito, la scelta è vasta: sulla base dei nostri consigli potrete facilmente scegliere il tipo di mobili che più vi fa comodo e vi aggrada sotto il profilo estetico sapendo di far bene alla natura.

Alla scoperta delle virtù dell’aglio

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Mangiare uno o due spicchi di aglio fresco al giorno garantisce un piccolo apporto per tenere il medico di torno. Ciò è dovuto al fatto che ha proprietà antibatteriche, antivirali e anti-fungicide. Molti degli effetti terapeutici dell’aglio sono derivanti dai suoi composti contenenti zolfo, come ad esempio l’allicina, che sono tra l’altro anche ciò che causa il suo odore caratteristico. In generale, i suoi benefici possono essere classificati in quattro categorie principali.

Ridurre le infiammazioni, riducendo il rischio di osteoartrite e altre malattie associate all’infiammazione.
Rafforzare le difese immunitarie, ad esempio quelle antibatteriche, antimicotiche. Inoltre occorre citare anche le sue proprietà antivirali e antiparasitarie.
Migliora la salute dei sistemi cardiovascolari e la circolazione: in particolare protegge contro la coagulazione, ritarda la placca e riduce la pressione sanguigna.
Risulta essere benefico anche nel trattamento di almeno 14 tipi di cellule tumorali, compreso quelle che colpiscono il cervello, i polmoni, le mammelle, lo stomaco e il pancreas.
Inoltre, l’aglio può essere efficace nel contrastare i batteri resistenti ai farmaci. E’ stato dimostrato che chi assume un più alto quantitativo di allicina riesce a produrre maggiormente l’acido solfonico: un composto che reagisce con i radicali liberi pericolosi più velocemente di qualsiasi altra sostanza. Questo è uno dei i motivi per cui si può considerare l’aglio come uno degli alimenti anti-aging che si possono consumare con regolarità.

Al fine di ottenere i benefici per la salute, l’aglio fresco deve essere schiacciato o tritato, al fine di stimolare il rilascio di un enzima chiamato alliinase che a sua volta catalizza la formazione di allicina.  Quindi, per “attivare” le sue proprietà medicinali è fortemente consigliato comprimerlo con un cucchiaio prima di inghiottirlo o ricavarne il succo anche con l’impiego del vostro spremiagrumi da aggiungere poi ad un succo di verdura.

Uno o due spicchi d’aglio sono solitamente sufficienti e sono ben tollerabili dalla maggior parte delle persone. Il suo principio attivo più importante, l’allicina, si dissolve entro un’ora dopo la rottura dello spicchio d’aglio. Anche per questo motivo, gli integratori o le pillole commercializzati come sui validi sostituti in teoria sono praticamente senza valore. Infine un appunto sull’aglio nero che sembra contenere ancora più antiossidanti di quello normale.

Le proprietà benefiche dell’olio di lavanda

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L’olio di lavanda ha una struttura chimicamente complessa. Questo olio è ricco di estere, delle molecole aromatiche con antispasmodico (che attenuano gli spasmi e il dolore) dalle proprietà calmanti e stimolanti. I principali componenti botanici dell’olio di lavanda sono l’acetato linalile, il linalolo (un alcool non tossico che ha proprietà germicide naturali), e la canfora. Altri componenti gli donano qualità antibatteriche, antivirali e antinfiammatorie.

L’olio di lavanda è anche noto per le sue proprietà calmanti e rilassanti, è stato utilizzato con successo nella aroma terapica per alleviare i problemi legati all’insonnia, ansia, depressione, irrequietezza e stress. Alcuni studi dimostrano la sua efficacia per quasi tutti i tipi di disturbi, dai dolori alle infezioni.

Particolarmente interessanti sono anche le dell’olio di lavanda nella lotta contro le infezioni della pelle e delle unghie resistenti agli antifunghicidi. Gli scienziati dell’Università di Coimbra ha scoperto che questa sostanza è letale per diversi ceppi patogeni della pelle come dermatofiti

Altri impieghi dell’olio di lavanda possono essere:

Alleviare i dolori muscolari o di tensione, articolari e reumatismi, distorsioni, mal di schiena, e lombalgie. Basta massaggiare una piccola quantità di olio di lavanda sulla zona interessata. Questo può anche contribuire a ridurre il dolore dopo l’inserimento dell’ago e pertanto può essere impiegato, anche con i bambini, per contrastare il fastidio di punture.
Nel trattamento di vari disturbi della pelle come l’acne, psoriasi, eczema, e le rughe. Aiuta anche a formare i tessuti cicatriziali, essendo di grande aiuto nella guarigione delle ferite, tagli e bruciature. La lavanda può aiutare a lenire punture di insetti e prurito, oltre che nell’allontanare insetti come le zanzare e falene. In realtà è spesso utilizzato come ingrediente in alcuni repellenti per zanzare stesse.
Mantenere i capelli sani. Aiuta uccidere i pidocchi, uova dei pidocchi e lendini. Il Natural Medicines Comprehensive Database (NMCB) afferma che la lavanda è aiuta a contrastare i casi di alopecia areata (perdita di capelli), aumentando la crescita dei capelli fino al 44 per cento dopo soli sette mesi di trattamento.
Migliorare la digestione. Questo olio aiuta a stimolare la mobilità del vostro intestino e stimola la produzione di bile e succhi gastrici che possono aiutare a trattare il dolore di stomaco, indigestione, flatulenza, coliche, vomito e diarrea.
Alleviare disturbi respiratori. L’olio di lavanda può aiutare ad alleviare i problemi respiratori come raffreddore e influenza, infezioni della gola, tosse, asma, pertosse, congestione sinusale, bronchiti, tonsilliti, laringiti e. Può essere applicato sul collo, torace, o alla schiena, o inalato tramite inalazione di vapore o attraverso un vaporizzatore.
Stimolare la produzione di urina che aiuta a ripristinare l’equilibrio ormonale, prevenire la cistite (infiammazione della vescica urinaria) e alleviare i crampi e altri disturbi urinari.
Migliorare la circolazione sanguigna. Aiuta a livelli elevati di pressione sanguigna più bassa e può essere utilizzato per l’ipertensione.

Come visto la lavanda, ed in particolare l’olio che si può estrarre da questo fiore, ha delle proprietà straordinarie che la rendono un rimedio naturale efficace per molti disturbi e patologie.

Il costo della bolletta è un problema che ti affligge ogni mese? Allora stai leggendo l’articolo che fa per te!

Qui alla redazione di Il Baule Verde ci siamo concentrarti per raccogliere una serie di consigli utili per permetterti di risparmiare energia in casa con qualche semplice idea. Buona lettura! 😀

  • – Spegni sempre le luci che non si sta utilizzando.
    – Acquista lampadine a LED, che possono ridurre i consumi di energia fino al 75 per cento ed ponetevi l’obbiettivo di sostituire almeno le lampadine che utilizzate più di frequente nella vostra casa.
    – Se i tuoi figli più grandi vivono con te, rendili responsabili della bolletta. In questo modo vedrai che si assicureranno che tutte le luci siano spente 😉
    – Non posizionare lampade nei pressi di un termostato. Il termostato percepisce il calore prodotto dalla lampada che può cambiare le impostazioni del funzionamento di apparecchiature come forno e climatizzatore.
    – Utilizza timer e sensori di movimento per l’illuminazione interna ed esterna.
  • – Imposta la temperatura dell’acqua ad un valore inferiore o chiama un tecnico per fartelo regolare.
    – Metti una coperta isolante a copertura del tuo scaldabagno.
    – Utilizza la lavastoviglie senza il ciclo di asciugatura e lascia che i piatti si asciughino da soli.
    – Fai in modo di riempire del tutto il carico della lavastoviglie e della lavatrice
    – Appendi i vestiti ad asciugare su di un attaccapanni, almeno parte del tempo. In inverno, questo può anche funzionare da deumidificatore naturale.
    – Se comunque vuoi utilizzare l’asciugatrice installa una cappa di sfogo verso l’esterno per ridurre la quantità di calore che fuoriesce
  • – Utilizza  il forno a microonde piuttosto che il tostapane quando è possibile.
    – Scegli piccoli elettrodomestici invece di quelli di più grande misura.
    – Utilizza pentole a copertura quando cucini per mantenere il calore o pentole a pressione quando è possibile.
    – Cuocere con le vaschette di vetro o di ceramica, ti consentirà di impostare la temperatura nel forno di qualche grado inferiore rispetto a quando richiesto nelle ricette.
  • Questi sono solamente alcuni consigli che vi permetteranno di risparmiare energia ed anche qualche euro in più sulla vostra bolletta, ma continuate a seguirci per rimanere sempre aggiornati e se anche voi avete qualche idea da proporci scriveteci pure! 😀